Zainap Gashaeva, dopo aver ricevuto a Palazzo Vecchio, a Firenze, il 20 novembre scorso il
Giglio d’oro,
un importante riconoscimento per la sua attività in favore dei diritti umani, ha avuto il tempo di rispondere ad alcune domande, insieme ad Andrei Mironov di Memorial che insieme ad un’amica, Maria Pia, è stato un fedele interprete nel tradurre il pensiero di Zainap, sempre evidenziando e sottolineando aspetti che potevano ingenerare incertezza.
“Tutto finisce quando ce ne andiamo”
1. Perché Mosca non vuole osservatori internazionali in Cecenia?
Per impedire che il mondo esterno sappia cosa succede: che la guerra non è finita, che ci sono ancora i rapimenti, che la ricostruzione è molto lenta; qualcosa è stato ricostruito, ma la sicurezza è assente.
Se tutto va bene come dice Putin perché i ceceni continuano a scappare?
Faccio un esempio che dimostra come si viva in un regime di insicurezza creata dal Governo: il 15 novembre scorso è tornato dalla Francia un ragazzo ceceno, è andato all’ufficio passaporti e non è stato registrato come di solito avviene (come sapete invece tutti devono essere registrati dove dichiarano di vivere); quindi non aveva il coraggio di uscire di casa, viveva in uno stato di ansia, perché era senza documenti. Ha poi ricevuto un invito dall’ufficio passaporti, ma ha avuto paura a presentarsi, è scappato e si è rifugiato in un villaggio vicino. Poco tempo dopo, come in un “normale” controllo, la milizia ha circondato la casa dove lui si nascondeva, lui era terrorizzato, ha tentato di fuggire, l’hanno ucciso davanti agli altri abitanti della casa che non sapevano cosa fare.
La sicurezza è assente, anche se in Cecenia c’è un militare russo per ogni 5 abitanti ceceni, esclusi quelli di Kadirov. Esistono molte strutture di forza, militari, paramilitari, senza che tra loro vi sia collegamento o catena di comando. I più temibili sono quelli del GRU, il servizio di spionaggio militare, che ha licenza di uccidere, senza limiti. Il loro comandante, ex colonnello dei servizi segreti russi; (*vedi articolo) è stato ucciso durante un vero e proprio scontro armato a Mosca, dentro la città, sulla Prospettiva Lenin. Si è trattato di uno scontro armato perché non c’erano solo pistole, ma anche granate, bombe a mano. Io penso che a Mosca sarebbero pronti ad uccidere anche Kadirov qualora non servisse più. Questa atmosfera di terrore totale deriva anche dalla mancanza di coordinamento tra loro: le strutture di forza sono tutte legali ma nessuna è tenuta a rispondere del proprio operato. L’occidente ha tradito le persone che vivono in Cecenia e che speravano in un aiuto da parte dell’Europa?
Non c’è nessuna speranza nei Governi dell’occidente; l’aiuto può venire solo da certi giornalisti singoli o da gruppi internazionali. Per esempio, se l’Onu o il Consiglio d’Europa fanno una risoluzione, chi è che la rispetta? Come si fa a tradurla in fatti concreti? I Governi e gli stessi organismi che adottano le risoluzioni non sembrano intenzionati ad andare fino in fondo. Più volte ci invitano e ci ascoltano nel Consiglio d’Europa,fanno domande, poi tutto finisce quando ce ne andiamo. Il popolo ceceno si aspetta più aiuto dalla società civile che dai Governi.
Servono maggiori informazioni e aiuti per gli studenti come sta facendo l’associazione “Studenti senza frontiere” ESF. La società civile in occidente deve esercitare pressione sui governanti; in ottobre, in Francia, Chirac ha concesso la Legione d’onore a Putin: molte ONG hanno preparato un appello contro le dichiarazioni di Chirac. Il fatto è che i Governi europei sono interessati ai rapporti economici con la Russia e chiudono gli occhi sui diritti umani, non capiscono che la criminalità è sempre più vicina al potere in Russia (vi è una fusione tra potere e criminalità).
Perché dunque non contribuire allo sviluppo della società civile?
Mentre Zainap racconta con energia e dolcezza nello stesso tempo a me vengono in mente delle parole che furono pronunciate da una persona (che si occupa di cooperazione internazionale) quando la informavo dell’esperienza francese di Studenti senza frontiere (ESF): con un tono freddo mi disse che in questi casi era molto forte il dubbio circa il fatto che chi esce da Paesi come la Cecenia per studiare all’estero difficilmente rientra nel suo Paese e quindi “sono risorse spese male”! Rimasi così scossa che provai a replicare ma senza sufficiente forza. Ho conosciuto Milana, una delle studentesse cecene che studiava a Parigi e raccontava di voler aprire un giornale a Grozny. E’ di qualche settimana fa la notizia apparsa su Donna (di Repubblica) del 4 novembre 2006 che Milana ha seguito il corso di giornalismo della Sciences-Po e diversi stages in redazione. Adesso sta per ripartire per la Cecenia “per aprire un centro culturale europeo e un giornale indipendente”. Milana ha anche scritto un libro, un saggio autobiografico:” Danser sur le ruines. Une jeunesse Tchétchène?” Nell’articolo su Donna sono riportate anche le parole di un altro giovane che racconta che per poco non ha preso le armi “ Se non fosse stato per ESF sarei diventato anch’io un boevik,un guerrigliero e chissà dove sarei ora. Ma penso che la guerra contro Mosca si possa combattere anche con altri mezzi, la politica innanzitutto”.
3. Sono diminuiti i sequestri di persone?
Sono diminuiti, non ci sono più i sequestri di massa; c’è però una specie di ricatto, rapiscono le persone e ricattano i familiari che hanno paura di parlare dei rapimenti. Dopo l’assassinio della mia cara amica Anna Politkovskaja c’è una nuova ondata di terrore e la morte di Anna è sentita come un lutto di famiglia da ogni ceceno.
4. Si può indicare oggi il numero di morti che ci sono stati dalla prima guerra russo-cecena?
Non ci sono dati ufficiali, si può solo stimare che ci siano stati 200.000 morti di cui 35.000 bambini.
5. Il conferimento di riconoscimenti o della cittadinanza onoraria possono proteggere i difensori dei diritti umani?
Sì, ma fino ad un certo punto. Non è una garanzia, Anna era molto conosciuta e questo non è bastato a salvarle la vita. Occorre proteggere il nostro lavoro e smascherare le menzogne dei russi. La pressione politica è così forte che alcune ONG cecene hanno cercato di collaborare con Kadirov per poter lavorare. I gruppi indipendenti come lo è il mio sono pochi e il fatto che le ONG cecene abbiano rinunciato a parte della propria indipendenza crea loro difficoltà nel mantenere rapporti con i gruppi indipendenti che rimangono ancora più isolati.
I gruppi indipendenti hanno bisogno del sostegno internazionale. Di recente Kadirov ha organizzato un congresso popolare e dai documenti presentati risulta che non ci sono problemi, che tutto viene ricostruito. Propaganda. Qualcosa è stato ricostruito: di recente tre scuole, ospedali; a Grozny ci sono molti cartelloni dove si descrive Kadirov come buono, ma dentro la società cecena vi è molta divisione. Oggi, il 10% ha una vita decente, ma l’80% è disoccupato. I giovani hanno la tendenza ad arruolarsi nei diversi gruppi militari dove vengono pagati a 1000 dollari al mese (notate che questa è la paga di un soldato semplice!) mentre un insegnante, un medico prendono 100/150 dollari al mese.
Quindi assistiamo ad una forte militarizzazione alla quale si unisce un livello di istruzione bassissimo anche perché gli stessi insegnanti hanno subito le conseguenze delle due guerre e possono fornire un’istruzione di un livello molto basso.
6. E’ importante proseguire su questo strada e chi è che adesso ha bisogno di maggiore protezione?
E’ importante sostenere i gruppi indipendenti. Vi sono molti ceceni che vorrebbero ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che di recente ha di nuovo condannato la Russia per casi riguardanti proprio la Cecenia. Però molti hanno paura e così quasi tutti i delitti rimangono impuniti.
7. Chi pensa che sia stato il mandante dell’assassinio di Anna Politkovskaja?
Non si può dire che sia stato Putin, però tutti ci pensano e si pongono domande. Si pensa a quello che le era successo quando voleva andare a Beslan, non si può fermare un aereo se non è il governo a chiederlo. Però non possiamo dire che è stato Putin perché non abbiamo prove. Non si può dire se è stato un suo ordine. Quando, prima di Beslan, Anna fu arrestata, ero con lei e solo tre giorni dopo hanno ammesso di averla fermata; eravamo insieme e lei raccoglieva testimonianze dagli abitanti dei villaggi che raccontavano di come venivano torturati, delle unghie strappate. Lo scopo della tortura era farli ammettere che appartenevano alla resistenza. Tiravano fuori gli strumenti di tortura per torturarli fisicamente e psichicamente: questo raccontavano ad Anna. La gente voleva parlare con lei e dopo due anni dallo scoppio della seconda guerra l’avevo chiamata perché potesse vedere e raccontare. Anna riceveva informazioni tragiche e terribili come quando le hanno raccontato di una donna che insieme al marito era stata messa dentro ad una fossa per due settimane: li hanno lasciati liberi solo dopo aver avuto in cambio cinque kalashnikov. Ma queste armi non erano di loro proprietà, la famiglia aveva dovuto acquistarle per poter riscattare i due familiari. La gente dei villaggi non si fidava di nessuno, solo di Anna che voleva sempre andare a vedere, anche se era rischioso e la sconsigliavo. I figli del nostro autista sono stati uccisi davanti ai suoi occhi. Ma Anna diceva “io sono una giornalista russa, cosa possono farmi”? Quando l’hanno trattenuto quei tre giorni, le dicevano che era una giornalista di Basaev.
Penso che Putin debba dare delle risposte, penso ancora al suo tono quando, senza pronunciare il nome di Anna, ha detto “questa giornalista, la sua morte ha fatto più danni dei suoi articoli”. Anna difendeva i deboli, il suo giornale la Novaja Gazeta sta facendo indagini, ma in Russia sono stati uccisi più di 200 giornalisti e non è mai stato trovato nessun assassino, né nessun mandante.
8. Chi ci racconterà adesso cosa succede nella grande prigione caucasica?
Non si può trovare una come Anna. Era una delle poche persone davvero amate. Agiva come giornalista e come testimone. Aiutava i malati, i bambini, senza aspettare che arrivasse l’aiuto dal governo. Caricava i bambini in macchina e li portava via per farli curare. Cercava di far cambiare la situazione. A volte scriveva alla luce di una candela; non credo che ci sarà un altro o un’altra come lei. Certamente le ONG e altri giornalisti continueranno a dire la verità, ma lei non è sostituibile. Era ricca di energia, non solo la sua vita, ma anche la sua morte mostra lo slancio con cui viveva. Ora che lei è morta tutto è molto molto più difficile, ci mancherà la sua energia e la sua intransigenza. Lei voleva andare a vedere e per lei scrivere era uno strumento per cambiare le cose. Aveva sempre un rapporto personale con i deboli. Aver ucciso una come lei è un fatto gravissimo. A volte, dopo un ennesimo articolo, le dicevo “Anna tu rischi troppo”; lei era consapevole di essere in pericolo, diceva che era possibile che la uccidessero.
Quando ci chiedono “siete protetti”? so che io stessa non sono protetta. Sarebbe facilissimo uccidermi anche per 20 dollari assoldando un drogato. Quando torno dall’Europa, nei primi giorni sto attenta, poi l’attenzione cala, perché non posso vivere sempre così, spostandomi continuamente. (Qui interviene Mironov che le dice “Zainap non puoi sapere quanto sono lunghe le loro mani”). A Colonia, quando sono stata premiata sono stata avvicinata da tre ufficiali russi dei diplomatici, che volevano un mio autografo perché “ero così famosa”; allora ho chiesto chi fossero e loro mi hanno detto di essere dell’Ambasciata russa. Ho detto che mi ricordavo che all’inizio della seconda guerra loro avevano fatto vedere quattro teste tagliate per mostrare quanto fossero crudeli i terroristi ceceni, disseminando solo propaganda e falsità. Proprio in quei mesi donne semplici come me giravano per la Cecenia per fotografare e filmare i crimini di guerra, per mostrare la verità.
In occidente qualcuno può anche pensare che quello che faceva Anna fosse una pazzia e che avrebbe dovuto pensare alla sua sicurezza.
9. Sembra che anche i guerriglieri ceceni abbiano adottato il sistema dei federali di creare dei posti di blocco per le strade e se trovano persone con tesserino del governo o della polizia, queste vengono freddate all’istante: è vero?
Ci sono molte differenze tra le due guerre: nella seconda guerra non si sa chi sono i combattenti, vanno e vengono varcando i confini. Sono invisibili.. Durante la prima guerra i combattenti suscitavano un’impressione positiva e ciascuno conosceva i suoi limiti. Erano intenzionati a difendere il loro Paese e resistevano all’occupazione. Poi la guerra finì, ci furono cambiamenti drastici,da una parte ragazzi che erano rimasti idealisti, dall’altra,altri che volevano il potere e volevano controllare il petrolio. E’ cominciata la disgregazione della società, Certi giovani sono diventati wahabiti.
Nel 1997 ci sono state vere elezioni democratiche, fu siglato l’accordo di pace russo-ceceno. Maskahdov si impegnava a contribuire a rendere positivi i rapporti tra russi e ceceni. Però la Russia non voleva aiutare lo Stato ceceno, è ricominciato un processo negativo. Tuttavia, all’inizio della seconda guerra non c’era il terrorismo di massa. Se i militari russi si fossero fatti vedere come difensori dell’ordine, le cose sarebbero migliorate, anche se a molti ceceni non piace ascoltare queste parole. E’ innegabile che si aspettassero cambiamenti ed erano stanchi del caos e dell’anarchia.
Invece i russi hanno cominciato una seconda occupazione. L’esercito russo era diverso, era composto da professionisti ben pagati.
La Russia non voleva difendere il popolo ceceno vuole continuare ad annientarlo in diversi modi. Per la Russia è un popolo che non deve crescere, non deve sviluppare la propria cultura, né nessuna forma di sapere in nessun campo.
Per questo noi ceceni dobbiamo tener conto che per i russi siamo sempre e solo ceceni. Il resto non importa. Siamo un popolo che non è utile e non possiamo vivere in Russia. Vogliamo essere riconosciuti uguali agli altri popoli. Non vogliamo essere meglio. Forse siamo più democratici dei russi. Possiamo andare avanti nel processo di democratizzazione. La società cecena ha una tradizione ugualitaria. Non si può costruire una frase in modo tale da dare un ordine a un altro. Non esiste la parola per dire “fai questo”. Anche nell’esercito un soldato semplice può dire di non essere d’accordo con il suo comandante. Adesso, con la guerra, si sta distruggendo questa struttura ugualitaria. Si sta espandendo la struttura e la mentalità russa.
Dopo questa conversazione, Zainap s è incontrata ancora con il Presidente del Consiglio comunale e con i componenti della Commissione Pace per cenare insieme a Greg Mortenson, l’altro difensore dei diritti umani al quale era stato riconosciuto il Giglio d’oro per il suo impegno a favore dell’istruzione dei bambini. Greg Mortenson costruisce scuole laiche in Pakistan e in Afghanistan.
Entrambi ritengono molto importante poter prospettare ai bambini un futuro diverso, grazie all’istruzione. Zainap ha sottolineato che è molto importante educare alla pace e ha detto che le piacerebbe costruire a Grozny una “scuola per la pace”.
Con entrambi il Comune di Firenze si è impegnato a far sì che questo riconoscimento sia un primo seme dal quale dovranno germogliare iniziative concrete.